MILLENNIUM Sancti Genesii 1019-2019 Per ricordare l’inizio della presenza dei benedettini sul territorio castagnetese, evento determinante nello sviluppo del sito da un punto di vista religioso, l’Amministrazione Comunale ha predisposto un programma di eventi che si distribuiranno lungo tutto l’anno 2019.

l

tempo

e

le

guerre

non

ci

hanno

lasciato

della

primitiva

chiesa

di

San

Genesio

che

pochi

resti

della

sua

antica

bellezza.

Le

due

arcate

che

precedono

il

coro,

l’abside

grande

della

nave

di

mezzo

e

quella

laterale

con

la

torre

campanaria

sono

gli unici avanzi di un’arte e di un’operosità scomparse.

Ci

è

sconosciuto

il

nome

del

maestro

architetto,

ma

resta

quasi

certo

che

essa

è,

come

tante

altre,

opera

di

maestranze

di monaci benedettini che rimisero in onore i canoni del buon costruire.

Ottone

Guglielmo,

figlio

di

Adalberto

II

Re

d’Italia,

nell’anno

1019

faceva

donazione

ai

monaci

dell’Abbazia

di

Fruttuaria,

metà

del

territorio

di

Chivasso

“Cum

castello

Castaneo

ultra

Padum”

cioè

dell’odierno

Comune

di

Castagneto

(San

Genesio).

Dopo

questa

donazione,

ci

viene

di

pensare

con

segni

di

probabilità

che

si

incominciasse

la

costruzione

della

Chiesa

per

opera

forse,

come

già

si

disse,

d’una

maestranza

benedettina,

inviata

all’uopo

da

quel

gran

riformatore

di

Ordini e di spiriti che fu San Guglielmo fondatore dell’Abbazia di Fruttuaria.

L’opera

in

benefizio

dei

terrazzani

abitanti

le

terre

donate,

si

svolse

fin

dalla

prima

venuta

dei

monaci:

poiché

essi

alternavano

il

canto

salmodico

della

preghiera

comune

con

il

lavoro

manuale,

dissodando

terreni;

e,

giunte

le

vendemmie,

vigilando

alla

raccolta

e

alla

fermentazione

delle

uve,

alla

formazione

dei

vini

per

uso

di

beneficienza

e

per

uso dei numerosi religiosi confratelli del monastero di Fruttuaria.

Verso

il

1095

venne

terminata

la

Chiesa,

come

risulta

da

cifre

romane

chiaramente

incise

su

una

pietra

a

rettangolo

nell’esterno

dell’abside

(MXCV).

I

monaci

sostarono

in

questo

romito

recesso

chiuso

al

mondo

dai

verdi

cedui,

per

qualche centinaio di anni.

L’ubicazione

dell’antico

chiostro

e

logico

porta

su

l’area

dell’odierno

giardino

e

della

casa

prepositurale.

Non

è

raro

il

caso di trovare, scavando di pochi metri, resti umani forse dei monaci stessi che nel chiostro avevano sepoltura.

Della

Chiesa

son

poche

le

memorie;

dei

monaci

e

del

convento

nessun

ricordo

è

giunto

fino

a

noi.

Solo

qualche

resto

mortale

che

di

quando

in

quando

circostanze

di

lavori

ci

fanno

conoscere,

ci

richiama

alla

mente

gli

antichi

austeri

abitatori

di

questa

quiete.

E

quando

a

sera

il

silenzio

naturale

viene

a

coprire

e

ad

avvolgere

questo

luogo

della

santità

par

quasi

di

sentire

la

eco

di

salmodie:

inni

di

lode

e

di

propiziazione

quando

fuori

imperversa

l’odio

dei

feudatari

e

la

guerra

fraterna,

luce

di

civiltà

che

appare

nel

buio

del

Medio

Evo

per

incamminare

i

popoli

a

nuove

conquiste

e

a

nuovi

risorgimenti.

Ma

non

è

che

immaginazione.

In

realtà

vi

sono

questi

pochi

residui,

testimonianze

di

un’arte

e

di

una

civiltà

scomparsa

che sfidano con la loro saldezza le ingiurie e le rovine del tempo.

San Genesio

Il santo tra storia e leggenda

Nacque

S.

Genesio

verso

la

fine

del

III

secolo

in

Francia,

ad

Arles,

città

della

Provenza.

Non

si

conosce

con

precisione

l'anno

della

sua

nascita,

giacchè

la

Chiesa

celebra

il

nascere

dei

suoi

santi

non

alla

terra,

ma

al

cielo;

neppure

ci

è

dato

conoscere

chi

fossero

i

suoi

genitori,

se

cristiani

o

pagani

e

se

il

giovinetto

Genesio

fosse

allevato

ed

istruito

nella

religione

cristiana.

Dagli

atti

del

martirio

si

sa

che

esercitava

ila

professione

di

scrivano

«fin

da

giovinetto

si

ascrisse

alla

milizia

curiale»

che

comprendeva

coloro

il

cui

ufficio

era

di

scrivere

nella

curia,

cioè

nel

tribunale

del

Prefetto;

anzi

più

che

un

semplice

scrivano,

era

«exceptor»

chi

scrive

abbreviato

sotto

dettatura,

diremmo

noi

oggi

«stenografo

».

Era

un

arte

dei

giovani

e

fu

precisamente

in

grazie

a

quest'

arte

che

ci

vennero

conservate

le

risposte

piene

di

fede

e

di

coraggio

che

i

Martiri

davano

ai

giudici

pagani.

Di

aluni

Martiri

si

ha

l'intero

processo

scritto

da

notari

cristiani

che

erano

in

gran

parte

Diaconi

sparsi

per

Roma

e

nelle

provincie

dove

vi

erano

i

tribunali,

a

fine

di

registrare

gli

atti

dei

Martiri

a

trionfo della verità e ad edificazione degli altri cristiani.

S.Genesio

però

era

notaio

dei

persecutori.

Viene

raffigurato

con

una

tavoletta

nella

mano

sinistra

e

nella

destra

una

punta di ferro, perchè usavasi in quei tempi imprimere le parole o i segni su tavolette spalmate di cera.

Quando,

nell'anno

303

dopo

la

venuta

di

N.

S.

Gesù

Cristo,

l'imperatore

Diocleziano

ordinò

la

persecuzione

contro

i

cristiani

sudditi

dell'lmpero

e

giunse

ad

Arles

il

decreto

che

diceva

«Siano

distrutte

le

chiese,

bruciati

i

libri

santi,

cacciati

i

cristiani

da

ogni

impiego

e

condannati

a

morte»,

Genesio

trovavasi

nella

sua

città

natale

nell'ufficio

del

Prefetto

e

più

precisamente sotto il crudelissimo Riccio Varo.

L'animo

del

pio

giovane

rifuggiva

dal

trascrivere

detti

ordini.

Erano

calunnie

ed

ingiustizie,

egli

lo

sapeva,

e

non

volendo

neppur

materialmente

cooperare

alla

persecuzione,

si

alza

sdegnato

dal

suo

posto,

getta

lo

stile

e

le

tavolette

ai

piedi

del

giudice

romano

e

con

coraggiosa

franchezza

si

dichiara

egli

pure

seguace

di

quel

Gesù

Cristo

tanto

sconosciuto

e

perseguitato.

Riuscì

per

breve

tempo

a

fuggire

e

a

battezzarsi.

Intanto

i

soldati

dell'

lmperatore

non

perdevano

tempo

e

dopo

ripetute

ricerche,

forse

anche

guidati

da

qualche

spia,

riuscirono

a

conoscere

il

nascondiglio,

e

già

stavano

per

eseguire

la

sentenza,

quando

il

giovane

trovandosi

sulle

rive

del

fiume

Rodano,

sfuggendo

il

colpo

del

soldato

che

sta

per

ferirlo,

si

getta

nel

fiume

ed

esperto

nel

nuoto,

raggiunge

la

sponda

opposta.

Questo

era

il

luogo

designato

dal

buon

Dio

per

il

suo Martirio!

Raggiunta

la

sponda

il

carnefice

gli

è

sopra

e

con

un

deciso

colpo

di

spada

gli

recide

il

capo.

Da

quell'istante

il

Paradiso enumerò un beato di più!

Nel

medesimo

anno,

303

dopo

C.,

medesimo

giorno

25

agosto,

forse

nel

medesimo

istante

in

cui

in

Arles

veniva

martirizzato

S.

Genesio

notaio,

in

Roma,

dopo

di

aver

diretto,

alla

presenza

delll'imperatore

Diocleziano,

una

recitazione

teatrale,

si

professava

cristiano

dinnanzi

all'imperatore

medesimo

e,

come

conseguenza,

dimostratosi

irremovibile

nella

Fede,

fu

dal

Prefetto

Plauziano

condannato

ad

aver

tagliata

ila

testa,

un

altro

Genesio

detto

il

mimo-

comico.

Anche

a

Lui

si

innalzarono

in

Italia

Chiese

ed

Altari

in

Roma

prima,

quindi

a

Firenze

a

Milano

ove

nella

Chiesa

di S. Lorenzo gli si eresse una ricchissima cappella fin dal sec. V.

Anche il corpo di .S. Genesio comico venne, il 30 lulio 1602 provvidenzialmente, trasportato a Suno.

Parecchi

ipaesi

presero

nome

e

protezione

dai

due

Santi

Martiri,

i

quali

colla

loro

intercessione

presso

Dio

ottennero

nei secoli, specialmente la sanità agli ammalati.

Millennium Sancti Genesii 1019-2019

Le origini del luogo

Credits Sito creato a supporto della manifestazione autonomamente a cura di Giuseppe Rampulla info: giuseppe@rampulla.info Copyright2018 Giuseppe Rampulla

l

tempo

e

le

guerre

non

ci

hanno

lasciato

della

primitiva

chiesa

di

San

Genesio

che

pochi

resti della sua antica bellezza.

Le

due

arcate

che

precedono

il

coro,

l’abside

grande

della

nave

di

mezzo

e

quella

laterale

con la torre campanaria sono gli unici avanzi di un’arte e di un’operosità scomparse.

Ci

è

sconosciuto

il

nome

del

maestro

architetto,

ma

resta

quasi

certo

che

essa

è,

come

tante

altre,

opera

di

maestranze

di

monaci

benedettini

che

rimisero

in

onore

i

canoni

del

buon costruire.

Ottone

Guglielmo,

figlio

di

Adalberto

II

Re

d’Italia,

nell’anno

1019

faceva

donazione

ai

monaci

dell’Abbazia

di

Fruttuaria,

metà

del

territorio

di

Chivasso

“Cum

castello

Castaneo

ultra

Padum”

cioè

dell’odierno

Comune

di

Castagneto

(San

Genesio).

Dopo

questa

donazione,

ci

viene

di

pensare

con

segni

di

probabilità

che

si

incominciasse

la

costruzione

della

Chiesa

per

opera

forse,

come

già

si

disse,

d’una

maestranza

benedettina,

inviata

all’uopo

da

quel

gran

riformatore

di

Ordini

e

di

spiriti

che

fu

San

Guglielmo

fondatore

dell’Abbazia di Fruttuaria.

L’opera

in

benefizio

dei

terrazzani

abitanti

le

terre

donate,

si

svolse

fin

dalla

prima

venuta

dei

monaci:

poiché

essi

alternavano

il

canto

salmodico

della

preghiera

comune

con

il

lavoro

manuale,

dissodando

terreni;

e,

giunte

le

vendemmie,

vigilando

alla

raccolta

e

alla

fermentazione

delle

uve,

alla

formazione

dei

vini

per

uso

di

beneficienza

e

per

uso

dei

numerosi religiosi confratelli del monastero di Fruttuaria.

Verso

il

1095

venne

terminata

la

Chiesa,

come

risulta

da

cifre

romane

chiaramente

incise

su

una

pietra

a

rettangolo

nell’esterno

dell’abside

(MXCV).

I

monaci

sostarono

in

questo

romito recesso chiuso al mondo dai verdi cedui, per qualche centinaio di anni.

L’ubicazione

dell’antico

chiostro

e

logico

porta

su

l’area

dell’odierno

giardino

e

della

casa

prepositurale.

Non

è

raro

il

caso

di

trovare,

scavando

di

pochi

metri,

resti

umani

forse

dei

monaci stessi che nel chiostro avevano sepoltura.

Della

Chiesa

son

poche

le

memorie;

dei

monaci

e

del

convento

nessun

ricordo

è

giunto

fino

a

noi.

Solo

qualche

resto

mortale

che

di

quando

in

quando

circostanze

di

lavori

ci

fanno

conoscere,

ci

richiama

alla

mente

gli

antichi

austeri

abitatori

di

questa

quiete.

E

quando

a

sera

il

silenzio

naturale

viene

a

coprire

e

ad

avvolgere

questo

luogo

della

santità

par

quasi

di

sentire

la

eco

di

salmodie:

inni

di

lode

e

di

propiziazione

quando

fuori

imperversa

l’odio

dei

feudatari

e

la

guerra

fraterna,

luce

di

civiltà

che

appare

nel

buio

del

Medio Evo per incamminare i popoli a nuove conquiste e a nuovi risorgimenti.

Ma

non

è

che

immaginazione.

In

realtà

vi

sono

questi

pochi

residui,

testimonianze

di

un’arte

e

di

una

civiltà

scomparsa

che

sfidano

con

la

loro

saldezza

le

ingiurie

e

le

rovine

del tempo.

San Genesio Il santo tra storia e leggenda

Nacque

S.

Genesio

verso

la

fine

del

III

secolo

in

Francia,

ad

Arles,

città

della

Provenza.

Non

si

conosce

con

precisione

l'anno

della

sua

nascita,

giacchè

la

Chiesa

celebra

il

nascere

dei

suoi

santi

non

alla

terra,

ma

al

cielo;

neppure

ci

è

dato

conoscere

chi

fossero

i

suoi

genitori,

se

cristiani

o

pagani

e

se

il

giovinetto

Genesio

fosse

allevato

ed

istruito

nella

religione

cristiana.

Dagli

atti

del

martirio

si

sa

che

esercitava

ila

professione

di

scrivano

«fin

da

giovinetto

si

ascrisse

alla

milizia

curiale»

che

comprendeva

coloro

il

cui

ufficio

era

di

scrivere

nella

curia,

cioè

nel

tribunale

del

Prefetto;

anzi

più

che

un

semplice

scrivano,

era

«exceptor»

chi

scrive

abbreviato

sotto

dettatura,

diremmo

noi

oggi

«stenografo

».

Era

un

arte

dei

giovani

e

fu

precisamente

in

grazie

a

quest'

arte

che

ci

vennero

conservate

le

risposte

piene

di

fede

e

di

coraggio

che

i

Martiri

davano

ai

giudici

pagani.

Di

aluni

Martiri

si

ha

l'intero

processo

scritto

da

notari

cristiani

che

erano

in

gran

parte

Diaconi

sparsi

per

Roma

e

nelle

provincie

dove

vi

erano

i

tribunali,

a

fine

di

registrare

gli

atti

dei

Martiri

a

trionfo della verità e ad edificazione degli altri cristiani.

S.Genesio

però

era

notaio

dei

persecutori.

Viene

raffigurato

con

una

tavoletta

nella

mano

sinistra

e

nella

destra

una

punta

di

ferro,

perchè

usavasi

in

quei

tempi

imprimere

le

parole

o i segni su tavolette spalmate di cera.

Quando,

nell'anno

303

dopo

la

venuta

di

N.

S.

Gesù

Cristo,

l'imperatore

Diocleziano

ordinò

la

persecuzione

contro

i

cristiani

sudditi

dell'lmpero

e

giunse

ad

Arles

il

decreto

che

diceva

«Siano

distrutte

le

chiese,

bruciati

i

libri

santi,

cacciati

i

cristiani

da

ogni

impiego

e

condannati

a

morte»,

Genesio

trovavasi

nella

sua

città

natale

nell'ufficio

del

Prefetto

e

più

precisamente sotto il crudelissimo Riccio Varo.

L'animo

del

pio

giovane

rifuggiva

dal

trascrivere

detti

ordini.

Erano

calunnie

ed

ingiustizie,

egli

lo

sapeva,

e

non

volendo

neppur

materialmente

cooperare

alla

persecuzione,

si

alza

sdegnato

dal

suo

posto,

getta

lo

stile

e

le

tavolette

ai

piedi

del

giudice

romano

e

con

coraggiosa

franchezza

si

dichiara

egli

pure

seguace

di

quel

Gesù

Cristo

tanto

sconosciuto

e perseguitato.

Riuscì

per

breve

tempo

a

fuggire

e

a

battezzarsi.

Intanto

i

soldati

dell'

lmperatore

non

perdevano

tempo

e

dopo

ripetute

ricerche,

forse

anche

guidati

da

qualche

spia,

riuscirono

a

conoscere

il

nascondiglio,

e

già

stavano

per

eseguire

la

sentenza,

quando

il

giovane

trovandosi

sulle

rive

del

fiume

Rodano,

sfuggendo

il

colpo

del

soldato

che

sta

per

ferirlo,

si

getta

nel

fiume

ed

esperto

nel

nuoto,

raggiunge

la

sponda

opposta.

Questo

era

il

luogo

designato dal buon Dio per il suo Martirio!

Raggiunta

la

sponda

il

carnefice

gli

è

sopra

e

con

un

deciso

colpo

di

spada

gli

recide

il

capo. Da quell'istante il Paradiso enumerò un beato di più!

Nel

medesimo

anno,

303

dopo

C.,

medesimo

giorno

25

agosto,

forse

nel

medesimo

istante

in

cui

in

Arles

veniva

martirizzato

S.

Genesio

notaio,

in

Roma,

dopo

di

aver

diretto,

alla

presenza

delll'imperatore

Diocleziano,

una

recitazione

teatrale,

si

professava

cristiano

dinnanzi

all'imperatore

medesimo

e,

come

conseguenza,

dimostratosi

irremovibile

nella

Fede,

fu

dal

Prefetto

Plauziano

condannato

ad

aver

tagliata

ila

testa,

un

altro

Genesio

detto

il

mimo-comico.

Anche

a

Lui

si

innalzarono

in

Italia

Chiese

ed

Altari

in

Roma

prima,

quindi

a

Firenze

a

Milano

ove

nella

Chiesa

di

S.

Lorenzo

gli

si

eresse

una

ricchissima

cappella fin dal sec. V.

Anche

il

corpo

di

.S.

Genesio

comico

venne,

il

30

lulio

1602

provvidenzialmente,

trasportato a Suno.

Parecchi

ipaesi

presero

nome

e

protezione

dai

due

Santi

Martiri,

i

quali

colla

loro

intercessione presso Dio ottennero nei secoli, specialmente la sanità agli ammalati.

Millennium Sancti Genesii 1019-2019

Le origini del luogo

Per ricordare l’inizio della presenza dei benedettini sul territorio castagnetese, evento determinante nello sviluppo del sito da un punto di vista religioso, l’Amministrazione Comunale ha predisposto un programma di eventi che si distribuiranno lungo tutto l’anno 2019.
Credits Sito creato a supporto della manifestazione autonomamente a cura di Giuseppe Rampulla info: giuseppe@rampulla.info Copyright2018 Giuseppe Rampulla